17 luglio 2006

Sintesi della sagra di Monteprandone


Domenica sera abbiamo optato per una classica tappa serale estiva: andare a cena per sagre. Inizialmente volevamo andare a cena da Luigi, ma poi i fratelli Vitelli (Ugo e Valerio) hanno proposto una sagra con il loro straclassico tagliafuori alla Michael Jordan ed abbiamo deciso di assecondarli. In attesa di sagre storiche come Corropoli o Torano, eravamo indecisi tra la sagra della pecora alla callara (un po' troppo pesante persino per i nostri stomaci), la sagra panoramica di Monteprandone e la sagra de li buatt'. Alla fine vista la vicinanza abbiamo deciso di recarci a Monteprandone.
La spedizione composta dal sottoscritto, Rovero, Alce, Pintozzi e i fratelli Vitelli con moglie, fidanzata e Viola si è presentata alla sagra a dir poco tardi; avevamo infatti atteso invano l'arrivo di Paoloni al Fruit per circa un'ora e mezza, cosa che aveva spinto Ciotti per andare a cena prima per cazzi suoi, e siamo così arrivati alle 22 tra lo scetticismo generale sulla possibilità di poter ancora mangiare.
Appena arrivati, sulle note del famosissimo complesso dei Pupazzi (da non confondere con i Ciucciamerlazzi) ho incontrato il grandissimo Alfredo Capparucci (fratello del più noto Franco) che ci ha subito offerto quattro piatti di pasta che abbiamo divorato accompagnati da ben tre bottiglie di vino rosso mentre Valerio e Rovero iniziavano la fila per gli arrosticini. Subito dopo la pasta sono arrivati i panini con la salsiccia, patatine fritte, olive all'ascolana e un'altra bottiglia di vino che, altrettanto allegramente, abbiamo disintegrato in pochi attimi. Alle 23 circa ho dato il cambio a Valerio che, nel frattempo, stava impazzendo proseguendo la sua attesa al banco degli arrosticini e, supervisionato dal fedele Rovero, ho subito fatto cagnara con l'addetto brutalizzandolo per il tempo passato e vendendo il mio perdono per una porzione di patate.
Raggiunto il mitico target delle 16 porzioni di arrosticini abbiamo completato il nostro pasto con l'ultima bottglia di vino. Il giudizio della tavolata su quel vino è stato talmente basso che ho deciso di andare a protestare dal venditore chiedendo la sua sostituzione ed argomentando tale richiesta dicendo che non sapeva di tappo, ma bensì di gatto!!! Il venditore, che tra l'altro, sembrava il padre di Pintozzi, accettava suo malgrado la nostra richiesta.
Visto l'orario Ugo, Valerio e compagne ci lasciavano tra trenini al ritmo di samba e gavettoni in balia del nostro tasso alcolico e di una trappoletta che ci aveva all'incirca lobotomizzato. Un Rovero in grande forma prendeva così in mano le redini della serata facendoci apparire come i peggiori anche in quel contesto e accomiatandosi dai monteprandonesi con un: "Pupazzi di merda" urlato alla band che riprendeva la strada di casa.
Si accettano fin da ora adesioni alla prossima sagra...

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